Quando i tuoi atleti ti dicono che andranno a correre la Tuscany Crossing, nasce subito un senso profondo di rispetto. Perché sì, come tutte le gare non si improvvisa: si costruisce giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, con tenacia e determinazione. Ma qui parliamo pur sempre di una cento miglia. Anzi, per essere precisi, di tre sfide diverse ma ugualmente affascinanti: la 100 miglia, la 103 km e la 53 km.

Il percorso si snoda tra le meravigliose colline toscane, attraversando la Val d'Orcia e Montalcino, con dislivelli importanti: 5700 metri per la 100 miglia, 3750 per la 103 km e 1500 per la 53 km. Un viaggio impegnativo, tanto fisicamente quanto mentalmente.

La gara regina parte alle 17 del sabato. Da lì inizia un susseguirsi di ore che si dilatano, passaggi in solitaria, chilometri che scorrono sotto i piedi, tratti duri e tecnici, salite infinite. È tutto quello che ci si può aspettare da un’avventura così lunga: tramonti, albe, fatica da gestire, energie da dosare. Una vera e propria battaglia, continua e mutevole, contro se stessi e contro la natura.

Alessandro Federici queste sensazioni le conosce bene: taglia il traguardo dei 160 km fresco e sorridente (ma come fa?), conquistando un incredibile 29° posto su 75 partecipanti dopo 26 ore e mezza. Nella stessa distanza troviamo anche Vanessa Zampetti, la nostra leonessa, che affronta con coraggio ogni difficoltà.

A metà gara ci invia un video: uno scenario mozzafiato, colline dai colori pastello, il sole che si alza lentamente, il rumore dei passi sul brecciolino e il respiro della natura tutt’intorno. Poco dopo arriva anche il video di Alessandro, da un punto completamente diverso del percorso: è al centesimo chilometro, ne mancano ancora sessanta, con oltre duemila metri di dislivello da affrontare. È preparato, e determinato.

Queste condivisioni permettono a tutto il gruppo di vivere, anche solo per un attimo, ciò che stanno attraversando. Di intuire, seppur in minima parte, cosa significa riempirsi gli occhi e il cuore quando si affrontano distanze così importanti. È lì che si capisce che non è solo una gara: è un viaggio interiore, un dialogo silenzioso con i propri limiti, un modo per scoprire quanto lontano si può arrivare quando si sceglie di non fermarsi.

La 103 km parte invece alle 5 del mattino della domenica, quando il cielo è ancora sospeso tra notte e alba. L’aria è fresca, quasi fredda, ma si sa che presto lascerà spazio al caldo. Su questa distanza troviamo Paulo Cossio La Rosa, che chiude in 21 ore. Ci racconta di una gara bellissima e brutale allo stesso tempo. L’aveva già affrontata l’anno precedente, ma il percorso è stato modificato e scoperto solo il giorno prima, con la nuova traccia. Anche per lui, come per Alessandro e Vanessa, la parte finale si rivela durissima: ristori troppo distanti, acqua che scarseggia, energie al limite. Il tempo finale è più alto rispetto alla versione precedente, ma alla fine la fatica svanisce e restano solo i ricordi, quelli belli, quelli che contano.
Fabio Mancuso prende una storta e si ritira al 53°, la caviglia gonfia nn permette di proseguire, ma continua a seguire la gara supportando i vari passaggi dei compagni d squadra con tanto di video intervista. Sono gare che vanno preparate con tanto sacrificio e consapevolezza che quando c'è un problema bisogna fermarsi.

Sulla 53 km, Marco Forcuti chiude in un ottimo 6 ore e 12 minuti. Il tracciato, chiamato “Valdorcia Classic”, offre fin da subito un riferimento iconico: la Rocca di Tentennano, che accompagna lo sguardo per gran parte della gara. Si attraversa la Val d’Orcia tra saliscendi continui, in un susseguirsi di panorami che tolgono il fiato. Gli ultimi 2 km sono devastanti, il caldo è tanto e quasi si avvertono dei mancamenti, ci dice che sull’ultima salita ha pensato di ritirarsi a 1 km dall’arrivo. Si è dovuto fermare tre volte, piccola delusione per il tempo perso negli ultimi km ma per noi è stato grandioso.

Nella stessa distanza, ma in versione walk, si mette alla prova anche Raffaele Nicolussi, che conclude la sua prova in 12 ore, portando a casa un’esperienza intensa e significativa.

Ancora arrivi, Alessandro arriva con le gambe imballate (solo??) anche per il gran caldo, e spreca tutta la sua dote, ma per noi è stato semplicemente fantastico!
A Vanessa mancano ancora circa 30km, i più duri e si prevede l'arrivo tra le 2 e le 3 di notte. Arrivano ancora notizie, che si trova al penultimo ristoro. AL 148° km, all'ultimo ristoro ci manda un audio con cui ci comunica il suo stop. E' serena e consapevole, il tratto finale è brutto e al buio, anche se sta con un gruppetto è chiedere davvero troppo, le gambe fanno male, e in questi casi anche la testa ti abbandona, ma per lei è la prima esperienza di Super Ultra e direi gestita egregiamente. Centoquarantantotto km sono noiosi anche in macchina figuriamoci a correrli. B RA V I S S I M A!!! e poi diciamocelo, accettare un ritiro a pochi km dalla meta denota compostezza, tenuta fisica e mentale.

infine un riconoscimento inaspettato, ad Alessandro che diventa Senatore della Tuscany Crossing.

C'è un altra gara, una campestre che al confronto sembra piccola piccola la Corax Race Lake Edition di 9,700mt, che si svolge a intorno al Lago di Giulianello, con 200mt di dislivello. Non mancano le raccomandazioni su dove mettere i piedi, ma il problema non tocca il nostro Riccardo Lucignano che arriva 2° assoluto. A seguire, Marta Lamanda 8a donna e 4a F45. C'è anche Massimo Pierantozzi, che ritorna dopo vari problemi fisici.
La felicità sprizza dagli occhi di Eugenia Bianchini che rivediamo in pista dopo un lungo stop. Corricchia e cammina ma c'è, un bel modo per rientrare in pista.