Prosegue il circuito dei Monti Lepini e questa volta il teatro della sfida è il suggestivo Trail sul Sentiero di Dante: 16,7 km con 950 metri di dislivello positivo. Una gara vera, di quelle che si sentono nelle gambe… e nella testa.

La partenza alle 10:00 è già una piccola vittoria: niente levatacce impossibili, ma il tempo giusto per vivere con calma tutti i rituali pre-gara, tra preparativi, concentrazione e qualche sorriso di complicità. A rappresentare la squadra ci sono Giorgia Orazietti, Massimo Pierantozzi e Dario Marta, pronti a mettersi alla prova.

Si parte subito forte, con un doppio giro nel paese tra saliscendi e scalinate che spezzano il ritmo e scaldano le gambe. Ma è solo l’inizio. La salita verso la vetta arriva quasi senza preavviso, e più che una corsa diventa presto un esercizio di equilibrio: il fango è ovunque. Si scivola, si rallenta, si osserva il terreno cercando la traiettoria migliore. Molti si fermano, non per stanchezza, ma per capire come non finire a terra.

Poi, finalmente, la croce. E con lei un panorama che ripaga ogni sforzo: scorci mozzafiato, boschi che sembrano usciti da una fiaba, alberi e massi ricoperti di muschio, ruscelli improvvisati nati dalle piogge dei giorni precedenti. Un paesaggio quasi incantato… anche se il tempo per goderselo è poco.

La discesa dalla vetta è ancora più insidiosa della salita. Tecnica, scivolosa, impegnativa. Le corde lungo il percorso diventano preziose alleate. Poi si continua a scendere: sassi, fango, ancora fango. Un tracciato che non dà tregua, che consuma energie fisiche e mentali.

Si costeggia il traguardo, ma non è ancora finita. Si entra nel Sentiero di Dante, uno dei tratti più suggestivi del percorso, arricchito da pannelli e didascalie. Un luogo da vivere con calma… magari tornando un giorno senza il cronometro. È quello che pensano i nostri “bradipi”, già immaginando un’escursione più rilassata.

Quando si rientra in paese e si intravede il traguardo, l’illusione è forte: “è fatta”. Ma il trail ha ancora qualcosa da dire. Una deviazione riporta in salita, dentro il paese, verso la piazza. E proprio quando le energie sembrano finite, arriva il colpo di grazia: un’ultima discesa con rampe di scale… e persino un tratto da rifare all’indietro.

Alla fine, però, conta solo una cosa: arrivare. Sani, salvi e con il sorriso. Ad accoglierci, una meritata birra alla spina e un piatto di pasta e fagioli che sa di festa.

Qualche pecca nell’organizzazione, soprattutto nelle informazioni sul percorso, ma nel complesso un trail che lascia il segno.

Intanto, su un altro fronte, Marco Forcuti è impegnato nell’Ultrabericus Marathon: 43 km e 1500 metri di dislivello sui sentieri dei Colli Berici, con partenza e arrivo a Vicenza. Un anello fatto di single track, mulattiere e carrarecce, dove la velocità passa inevitabilmente in secondo piano e a fare la differenza è la resistenza, quella vera.
La sua è stata una gara gestita in modo solido e regolare, costruita su un passo costante e una buona progressione nella parte finale. Le sensazioni sono state complessivamente positive, con la percezione di avere ancora margine: un segnale importante in questa fase della stagione.
Dopo un periodo focalizzato su distanze diverse, l’obiettivo era ritrovare ritmo e velocità sui trail, lavorando sulla capacità di mantenere un’intensità sostenuta per diverse ore. La risposta del corpo è stata buona, così come la gestione energetica e dell’integrazione durante la gara.
Una prestazione che rappresenta più un punto di ripartenza che di arrivo, una base solida su cui costruire i prossimi impegni con maggiore specificità e continuità.
Prossima tappa: Tuscany Crossing, tra un mese.