Basta leggere qualche racconto per capire che il Passatore è molto più di una gara.
È qualcosa che sfugge alla semplice idea di competizione: un viaggio quasi spirituale, fatto di emozioni, paure, fatica e piccoli momenti che restano addosso per sempre.
Ognuno lo vive in modo diverso, perché ogni passo attraversa storie, limiti e pensieri personali. Eppure, alla fine, tutte queste esperienze si assomigliano: è come se lungo quei 100 chilometri passasse una stessa energia, una scia luminosa che unisce corpo, mente e cuore di chi parte.
Tra i tanti racconti ascoltati non c’è stato nessuno, nemmeno tra chi ha sofferto di più o chi si è dovuto fermare, che abbia parlato davvero male di questa esperienza. Perché il Passatore ti mette a nudo, ti chiede tantissimo, ma in qualche modo restituisce sempre qualcosa di profondo.
E anche chi, stremato all’arrivo, giura “mai più”, spesso lascia aperta una piccola porta: quel “mai dire mai” che il Passatore sa insinuare dentro chiunque lo viva.
Quest’anno erano tanti i Bradipi presenti, e ci è sembrato bello lasciare spazio alle parole e alle emozioni di ognuno di loro.
Grazie a chi ha scelto di condividere una parte così intima di sé.
E magari, leggendo queste righe, a qualcuno verrà voglia di esserci il prossimo anno.
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Eccoci al rientro ma le sensazioni da esprimere questa volta sono diverse, sono tante non sono sensazioni personali ma un’esperienza di vita vissuta, nel vero senso della parola. Ci sono Maratone e maratone e ormai un po tutti noi le conosciamo. Una maratona parte veramente dallo START fino all’arrivo escludendo preparazione, alti e bassi della vita, ansie paure e condivisione con gli amici……ma ragazzi una 100KM parte da casa, vedi il trolley di Stich e il lungo viaggio che ti aspetta. Il ritrovo per il pettorale dove in genere ci si può fermare a chiacchierare o anche prendi e fuggi e vai in giro a goderti la città. Qui no, qui si respira aria di paese, dove ritiri il pettorale e poi tutti insieme a passare qualche ora sotto l’ombra degli alberi, a terra a smorazre la tensione, l’ansia della prima volta ma anche della seconda, della terza, della 15° e cosi via. Il pasto delle 11.30/12 per mettere su un po di energia e poi una camminata verso la partenza dove continui a trovare vecchi e nuovi amici a fare gli imbocca al lupo che sono importanti come mai in nessuna altra competizione. Sorprese come amiche che ti vengono a trovare alla partenza lasciandoti a bocca aperta, gli ultmi abbracci prima dello START e si parte. Come si parte?!? Piano, ma sul serio. Davanti hai 100KM e c’è tempo per goderseli tutti senza fretta, con la dovuta testa e forza d’animo che tutti noi ci distingue. Passo dopo passo concretizzi che questa non è una gara ma una pagina di un libro che stai scrivendo. Ci sono momenti di grande indecisione ma lungo il percorso trovi gente ad aiutarti e a condividere con te Km. Per me questa è stata la 4° volta e per 4 volte ho condiviso la salita della colla con Elena Lorati ( ti voglio bene ma già lo sai ) che puntualmente mi ha recuperato (raccattato) si perche alla Colla io ogni volta vorrei mollare ed è SOLO per lei che riesco puntualmente a farla per poi superare il valico e andarmene. Al 62°, dopo un anno di attesa, si un anno di attesa in cui ho voluto con tutto me stesso ringraziarlo di nuovo, ho cercato e trovato il volontario, Gianni, che l'altro anno mi ha soccorso quando sono stato male. Lo vedete in foto e con grande gioia mi ha riconosciuto ed abbracciato. Poi cala la notte e corri per inerzia senza vedere se fai salite o discese, continui a scambiare due chiacchiere con altri runner, o forse erano solo fantasmi? cominci a non contare piu i km ma i ristori…ok ne mancano 5, ok 4 ok ci siamo quasi e quando mancano 2 km cominci a tirare come mai nella tua vita andando a 2’50”, 3' al km perche non vedi l'ora di arrivare. Poi con calma controlli i LAP su Strava e realizzi che stavi andando a 5’30" ma la sensazione era un'altra. Infine la medaglia al collo, gli abbracci di condivisione di quella che è stata UNA FANTASTICA AVVENTURA. Non so cosa posso avervi trasmesso con queste parole ma di una cosa sono certo, 100sti siate fieri di voi stessi sempre e comunque. (Andrea Bucra).
Del percorso si sa tutto ormai, personalmente mi sono molto emozionato quasi commosso dalla sorpresa che mi hanno fatto le mie amiche ( bradipe) Chiara e Valeria che sono venute alla partenza senza che io sapessi nulla, per quanto riguarda la mia gara mi sono innervosito a Borgo S. Lorenzo quando ho notato che il traguardo intermedio era quasi due km più avanti rispetto al dove era posizionato nelle edizioni passate e da lì i km sembravano sempre più lunghi ho cercato di colmare il gap e da lì a Marradi ho spinto fino a guadagnare una ventina di minuti rispetto la mia tabella di marcia( un piccolo capolavoro) ho cercato di tenere nonostante dal 76⁰ problemi intestinali e di stomaco ma al 90⁰ sono crollato fisicamente ma soprattutto moralmente perché il vero traguardo dei 90 era ancora un miraggio.
Ho tenuto soprattutto perché volevo dedicare la medaglia alle mie (come dicono loro) Cheerleader e sono riuscito ad avere la piccola soddisfazione di tagliare il traguardo dei miei 100km sotto le 12h dato che mi ero allenato per questo, da qui in poi ho solo camminato per andare a prendere questa sudatissima medaglia. (Silvio Carnevali).
Era il mio secondo e, credo, ultimo.
Appena arrivato ho detto mai più (l'anno scorso, appena arrivato, dissi che certamente l'avrei rifatto nel 2026). Dopo 24 ore, dico mai più al 90%. Poi si vedrà. Prima e unica esperienza era il 14h,10' dell'anno scorso. Nel mio solito (insensato) ottimismo…puntavo a fare 13h,30'. Tra il km 1,2 e il km. 1,5 ho capito che non ce l'avrei mai fatta…dando comunque per scontato che avrei disintegrato il tempo del 2025. Nei passaggi intermedi ero sempre avanti di 4-5 minuti. A Brisighella in ritardo di 3 minuti. M'è presa una rabbia che a confronto Regan MacNeil (..è un personaggio immaginario, protagonista del romanzo L'esorcista e della saga cinematografica omonima da esso tratta), era una timorata di Dio .
Ripartito a razzo dal 88° e saltando ogni ristoro, negli ultimi 12Km ho dato circa dieci minuti al Massimo del 2025, chiudendo a meno 7' (14,01,30 circa di real time)… appena arrivato, il crollo, per due ore tremavo come una foglia e non mi muovevo più. Gambe tuttora doloranti.
Caro Passatore, sei come un'amante gnocca da morire ma pazza da legare e pericolosa. … "con te ho chiuso per sempre"...Come lo dici all'amante pazza. Ma poi si sa come vanno a finire queste promesse che dici dici, ma poi. (Massimo Priore)
Ho corso dal primo all'ultimo metro facendo il pacer per un mio amico all'esordio. Sono riuscito a spronarlo sempre e fargli superare le tante crisi. Senza di me si sarebbe ritirato sicuramente. Abbiamo chiuso di pochissimo sotto le 16 ore. Accompagnarlo è stato un piacere e una grande soddisfazione. Per la cronaca è stata la mia 173esima tra Maratone e Ultra.. (Paulo Cossio La Rosa)
Primo Passatore.
È iniziato malissimo ed è finito nel modo più bello possibile. Dal decimo chilometro ho iniziato ad avere crampi allo stomaco che mi hanno devastato fisicamente e soprattutto mentalmente. Ho pensato di mollare non so quante volte. Mi sono trascinato così fino al sessantesimo, completamente svuotato. Poi è arrivato anche il calo di zuccheri: senza riuscire a mangiare, non avevo più energie. Lì però sono stati fondamentali gli amici che avevo accanto. Mi hanno aiutato, mi hanno fatto mangiare quasi a forza e pian piano mi sono ripreso. Al settantesimo ho vomitato tutto quello che avevo in corpo… e paradossalmente da lì è iniziata un’altra gara. Dal settantesimo in poi è stato tutto cuore. Solo cuore.
Pensavo a tutti gli allenamenti fatti, a tutta la fatica accumulata nei mesi, e sapevo che dovevo arrivare fino in fondo. Mi godevo i panorami bellissimi, ma soprattutto il viaggio nella notte. Quella parte è qualcosa di mistico: resti solo con te stesso, senti il rumore del passo che diventa sempre più pesante, che sbatte sull’asfalto, e intorno c’è un silenzio quasi catartico. Tutti stanchi, distrutti, ma con un unico obiettivo: arrivare. Ho visto tanta solidarietà lungo il percorso, tanta umanità vera.
E quando sono arrivato, ho pianto dalla gioia. Perché in quel momento ho realizzato davvero quello che avevo fatto. Primo Passatore chiuso in 13 ore e 46 minuti. Una sofferenza assurda.
Un’emozione ancora più grande. (Alessio Zenga)
Purtroppo io ho avuto un'esperienza diversa, tantissimo traffico, noi runner bloccati da macchine incastrate ai semafori a senso alternato, bici con musica tecno, macchine in sosta altrettanto. E' stata una bella esperienza ma devo dire che non ho vissuto la magia che mi aspettavo.
Sono andato pianissimo in salita perché muscolarmente sono una pippa e cammino piano, poi nei secondi 50k ho lasciato le gambe andare come volevano. A Brisighella mi sono commosso, cavolo ne ho fatti 90! Già basta questo per dire che ne è valsa la pena. L'ho detto, da subito, la compagnia di questo gruppo è stata unica, veramente. (Alessandro Corona)
12 ore e 39 di totale solitudine... così ho deciso di farlo il mio Passatore... io piccola donna che con il mio zainetto ho scavallato gli Appennini in solitaria, questo mi ha fatto sentire molto forte. E' stato bellissimo ritrovarci tutti insieme alle Cascine prima della partenza: pranzare sul prato con il nostro riso in bianco, condividere ansie, aspettative e risate per alleggerire un po’ la tensione prima di avviarci verso il via. Il grande protagonista di questo Passatore è stato il caldo: 30 gradi alla partenza e temperature alte per molte ore hanno messo in difficoltà tanti runner, soprattutto nella prima parte del percorso. La cosa più importante è stata restare lucidi e gestire la fatica fino alla Colla. Per me il momento più bello è arrivato proprio dopo lo scollinamento: finalmente ho iniziato a correre davvero, nel buio un bellissimo cielo illuminato da una splendida luna. Da lì fino a Marradi è stato emozionante, mentre il tratto successivo, con continui saliscendi, si è rivelato molto duro sia fisicamente che mentalmente. In gare così la testa fa la differenza: ho avuto anche io un momento difficile, ma sono riuscita a riprendermi e a chiudere correndo. Ho cercato di non fare confronti con l’anno scorso, vivendo questa esperienza per quello che era, e credo sia stata la scelta giusta. Alla fine, nonostante la stanchezza e il caldo, tagliare il traguardo correndo e con grinta è stata un’emozione enorme. Il Passatore ti chiede tantissimo, ma ti lascia altrettanto e resta davvero nel cuore. (Donatella Torre)
Sono anni che pensavo di fare questa gara ma non mi sono mai sentita pronta, non tanto fisicamente ma mentalmente. E Sabato ne ho avuto la prova, perché per il gran caldo al 30º chilometro volevo ritirarmi per crampi e gambe vuote. Solo la testa mi ha salvato, e non è la stessa testa che avevo due anni fa … e’ cresciuta con gare di allenamento intermedie scelte con il mio coach e superando le difficoltà personali di questi ultimi anni (quanta resilienza nella vita!). Una cosa che ho imparato e’ che queste ultra pareggiano tutti quanti perché, con tutte le variabili e difficoltà che possono nascere nel lungo percorso, il corridore medio può arrivare prima o fare meglio del corridore esperto e alla fine ti rendi conto che un crono vale l’altro … si è finishers e questo ci rende tutti uguali. Per me è stata una gara emozionantissima, oggi mi sento più ricca di ieri, per i paesaggi visti, per le nuova amicizie strette, approfondite o rinsaldate, ma soprattutto per la grande prova di amore ricevuta dai miei cari che mi hanno dato tanta forza.
Tranne un saluto a mia madre la notte quando ho visto le stelle alla Colla, sono rimasta sempre molto centrata sulla gestione della gara, sulle mie sensazioni, cercando il passo giusto sapendo quello che mi aspettava, cercando di nutrirmi e di bere costantemente rispettando però anche i segnali dello stomaco, coprendomi il giusto quando serviva; sono felice di poter dire di non aver sbagliato granché e di non essermi mai detta in gara “ma chi me lo ha fatto fare” … alla prima 100 chilometri non e’ da poco.
Dico sempre “mai dire mai” ma in questo caso credo di poter dire che nonostante mi sia piaciuta tantissimo questa gara non penso di bissarla a breve, semplicemente perché tendenzialmente mi piace fare sempre cose diverse. Posso però dire con certezza che non sarà questa l’ultima ultra che farò. Finché il divertimento e le emozioni saranno più forti della fatica e del dolore si macinano km. (Chiara Ciaccia)
Ci sono tanti modi per affrontare una sfida: prepararsi con costanza per mesi oppure buttarsi nella mischia da perfetti incoscienti. Io, ovviamente, ho scelto la seconda opzione presentandomi alla 100km del Passatore con qualche corsetta sporadica, una sola maratona corsa anni fa e un infortunio recente che aveva azzerato gli allenamenti. L’idea del Passatore mi girava in testa da anni, finché non ho trovato due compagni di sofferenza, Mary e Rob, e mi sono iscritto. E così, quasi senza preparazione, eccomi a Firenze il giorno della gara. La partenza, sotto un caldo devastante, è stata subito brutale: la salita verso Fiesole ha prosciugato energie e ottimismo. Dopo appena 20km pensavo già al ritiro, il primo di moltissimi momenti in cui mi sono chiesto chi me l’avesse fatto fare. Con Rob abbiamo alternato corsa e camminata inventandoci anche un codice per le pause: il mio “RIP”, che poteva significare sia “riposo” sia “riposa in pace”. Lui è stato fondamentale: sempre pronto a trascinarmi avanti con piccoli obiettivi tipo “ripartiamo da quella casa laggiù”. La parte peggiore è arrivata di notte, sulla salita della Colla: buio totale, stanchezza e chilometri che sembravano non finire mai. Poi Casaglia, i primi veri dolori, le vesciche, il ghiaccio spray, i farmaci e uno stomaco ormai in guerra aperta contro di me. Dopo Marradi ho smesso praticamente di correre: si andava avanti camminando veloce, più per testardaggine che per forza fisica. Ma proprio lì è arrivata la consapevolezza più importante: il corpo avrebbe mollato molto prima, la testa no. Gli ultimi chilometri verso Faenza sono stati pura sopravvivenza. Non avevamo più piedi ma due enormi vesciche senzienti. Però l’incoraggiamento delle persone lungo la strada ci ha trascinati fino all’arrivo. Quando siamo entrati a Faenza eravamo distrutti. Niente sprint finale sotto gli archi: troppo alto il rischio di crollare a terra. Ma alla fine è successo davvero: avevamo finito il Passatore. È la gara più bella del mondo, come dice lo slogan? Per me no. Però è sicuramente un viaggio estremo dentro sé stessi: una follia che ti insegna quanto contino la volontà, la testa e le persone che ti stanno accanto. È stato il mio primo Passatore? L’UNICO! :) (Raffaele Nicolussi & Roberto Gaudenzi)
Ero partito già con un’infiammazione al femorale sinistro, quindi con un handicap non da poco. Le salite le ho sofferto tantissimo, soprattutto quella della Colla: faceva caldissimo già alla partenza, una cosa davvero tremenda e faticosa. Sulla Colla ho camminato parecchio perché i femorali facevano male e ogni passo pesava. Arrivato in cima, però, ho mangiato un piatto di pasta e lì sono praticamente rinato. La lunga discesa di circa 15 km fino a Marradi è andata molto bene: correvo sciolto, stavo decisamente meglio e ho ripreso quasi tutti quelli che mi avevano superato sulla Colla. Dopo, però, il dolore al femorale è tornato a farsi sentire. Camminavo anche piano rispetto a chi riusciva a fare una camminata veloce. A Marradi finisce la vera discesa e iniziano i continui saliscendi fino all’arrivo: lì ho rallentato e ho cercato di gestirmi. Tra un ristoro e l’altro ho quasi sempre alternato corsa leggera e cammino, tranne nell’ultimo tratto, dall’ultimo ristoro fino alla fine, dove ho continuato a corricchiare e camminare insieme. Con il passare dei chilometri andavo sempre più piano, fino ad arrivare intorno agli 8 minuti al chilometro.Ai ristori ho bevuto tantissimo e ho mangiato tutto quello che sentivo di riuscire a mandare giù: banane, pane con la marmellata, tè c ldo, brodo caldo. Alla Colla ho mangiato anche la pasta perché ne avevo davvero bisogno. Ho fatto un po’ di casino a Casaglia, al km 53, con il cambio vestiti. Non avevo capito bene come funzionasse la consegna del borsone e mi hanno dato uno zainetto per il cambio; lì si è anche rotta la zip e ho perso un po’ di tempo. Esperienza che servirà per la prossima volta. Alla fine ho chiuso in 14 ore, 37 minuti e 50 secondi, e per me va più che bene. Sono arrivato praticamente due minuti dopo l’alba ufficiale, quindi ho tagliato il traguardo all’alba: una cosa davvero bellissima. La prima parte l’ho sofferta molto, mentre la seconda me la sono goduta decisamente di più. La notte, dalla Colla fino a Marradi, è stata spettacolare: un serpentone infinito di lucine sulle stradine e nei paesini, e la sensazione di non essere mai davvero solo. C’era sempre gente intorno, chi correva e chi camminava, ed è stato davvero emozionante. Da Marradi fino alla fine ho ricominciato a soffrire, ma lì era soprattutto stanchezza più che dolore vero da infiammazione. Ho stretto i denti e sono andato avanti bene fino all’arrivo. Alla fine, insomma, sono davvero contento. (Andrea Paluzzi)
E ancora, Riccardo Falcione che non è un tipo emozionale ha analizzato più attentamente come reagisco a un regime di metabolismo dei grassi e migliorato la gestione del corpo ..
Elena Lorati condivide tutto quanto detto dagli altri, però la curiosità ogni tanto le fa prendere il telefono in mano per leggere le sensazioni dei compagni di viaggio.. ha comprato tutte le foto!