Il 15 marzo non è una domenica qualsiasi. È quel giorno: il Memorial Egidio e Francesco, un duathlon sprint nato dalla passione folle degli amici della Triathlon Ostia, per ricordare al meglio due grandi amici che non ci sono più.
Si arriva al campo gara alla chetichella: c’è chi si è fatto un Ostia–Pomezia–Ostia di riscaldamento, chi è venuto da Mostacciano in bici, chi ha portato il gazebo, oggi “promiscuo”. Il tempo è velato, il vento da sud promette sofferenza, ma il ritrovarsi con amici e compagni vale da solo la levataccia. Sorrisi, baci, abbracci, si prepara il materiale e la partenza incombe.
Dieci secondi al via, la tensione sale, mani sugli orologi e riti scaramantici. VIA! Partono prima i maschietti: Brizzola e Cipriani menano le danze, la gamba è calda e volano. Poco dietro Barigelli, Malacarne e Calcagni: il primo, “tomo tomo cacchio cacchio”, sfodera un passo niente male; il secondo doveva stare a 5/km… è un cazzaro: è partito a 4:30. Calcagni lo segue ma, vedendolo filare e ricordandosi dei 20 km di corsa post gara (dice… non credetegli è un cazzaro: post-gara magnava porchetta come non ci fosse un domani), decide di calare un filo. Dalle retrovie arriva un indomito Paluzzi che lo svernicia con irrisoria facilità.
Partono le femminucce: il plotone verde schiera Medina, Corona e Stabile. Paola corre da par suo, passo agile e sinuoso; la nostra regina Arianna, reduce da infortunio, parte prudente; Vita, alla sua seconda gara, non molla il sorriso che la contraddistingue.
Al giro di boa si capisce che il vento da sud farà male: in corsa infastidisce, in bici sarà una sentenza. I primi quattro volano verso la transizione; Paluzzi e Calcagni restano ingaggiati sullo stesso passo finché un Calcagni rosicone decide che è ora di dare un’acciccata e accorcia su Paluzzi… che però si volta e torna indietro per non si sa quale motivo. In T1 Cipriani decide che le scarpette da bici sono sopravvalutate: monta pedale piatto da MTB e pedala con le scarpe da corsa. Sì, da compagno di squadra l’istinto sarebbe menarlo, ma facciamo finta di niente.
In bici Brizzola sale in cattedra: vento in coda, tiene 49 km/h senza problemi; controvento aspetta un buon compagno di merende e si danno i cambi, andando come furie. Cipriani, con una pedalata meno efficiente, tiene botta e guida una marmaglia di ciucciagomme che non gli dà mai cambio. Malacarne spinge sui garretti come se non ci fosse un domani. Barigelli cerca compagnia, ma sembra che i ciclisti oggi siano più cattivi del solito. Calcagni non trova ruote affidabili e si ritrova spesso a fare ritmo davanti: la vita è dolore. Paluzzi pedala da solo, ma non molla un centimetro: eroico.
Le ragazze salgono anche loro sulle sfolgoranti bici. Paola pedala serena col sorriso stampato, si diverte come una matta. Arianna, ancora timorosa, tiene tutto sotto controllo: l’importante è essere tornata. Vita resta intrappolata nel vento, soffre e fatica, ma non molla: brava!
Finalmente si scende in T2: scarpe da corsa per chi non le aveva già (vero, Cipriani?), e via per gli ultimi 2,5 km. All’andata è una fucilata sul lungomare, al ritorno sono lacrime e fatica. La stanchezza si fa sentire, il vento chiede l’ultimo tributo, ma alla fine si arriva tutti al traguardo col sorriso.
E arrivano due grandissime sorprese:
Marco Cipriani, primo di categoria. BRAVOOOOO.
Paola Medina, seconda di categoria. BRAVAAAAA.
I ragazzi terribili sono tornati. Tremate.